8 marzo 2011

Disastro British Petroleum: è mancata solo una politica di Risk Management?

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6 Commenti a “Disastro British Petroleum: è mancata solo una politica di Risk Management?”

  1. Marzio Marigo scrive:

    Non so.

    Di fronte ad una simile catastrofe risulta difficile valutare complessivamente l’evento.
    Leggerò sicuramente il rapporto (grazie Mauro della segnalazione), tuttavia credo che di fronte ad eventi così estremi la possibilità di valutazione risulta limitata sia dalle nostre categorie logiche, sia dai paradigmi all’interno dei quali ci muoviamo.

    Mi chiedo, quante azioni e quante operazioni con possibili rischi di catastrofe vengono messe in atto ogni giorno nei più disparati settori (chimico, nucleare e aeronautico)?
    Certo, ci sono responsabilità. E grandi. Ma la valutazione a posteriori è sempre affetta da un “bias” ineliminabile.

    Forse l’insegnamento che possiamo trarre da una catastrofe di queste dimensioni è la constatazione che i metodi di valutazione preventiva sono comunque “umani”, si appoggiano all’euristica della disponibilità e non possiedono per questo un’affidabilità assoluta. Anche se applicati ai massimi livelli di sofisticazione (es. FTA, FMECA, Montecarlo, ecc.)

    D’altra parte l’unico altro strumento che esiste, nella valutazione preventiva, è il “principio di precauzione”. La cui pratica applicazione si è vista in occasione dell’eruzione del vulcano islandese.
    Nell’incertezza blocchiamo tutto.
    Siamo in grado noi, “mondo occidentale”, di affrontare le conseguenze reali del “principio di precauzione”?

    Ciao

    Marzio

  2. Daniele scrive:

    Personalmente credo che l’ultimo periodo “dopo il disastro torna l’utile” di questo post spieghi piuttosto bene il fatto che le politiche di risk management abbiano funzionato perfettamente.
    Si dovrebbe parlare maggiormente di bilancio ambiantale e sociale. Del resto questi sono argomenti che piacciono sempre poco.

  3. Mauro A. Del Pup scrive:

    @Marzio: sarei completamente d’accordo con te se qualche strumento di valutazione del rischio fosse stato adottato, ma in questo caso pare che alla base di tutto vi sia una scarsa cultura della sicurezza (direi dei rischi in generale) tanto che nelle prime pagine del rapporto citato si legge:

    “The explosive loss of the Macondo well could have been prevented“.

    “The immediate causes of the Macondo well blowout can be traced to a series of identifiable mistakes made by BP, Halliburton, and Transocean that reveal such systematic failures in Risk Management that they place in doubt the safety culture of the entire industry“.

    E’ interessante, poi, quanto scrivi riguardo al “principio di precauzione”, ma non mi pare sia questo il caso: che dici?

    Un saluto.

  4. Mauro A. Del Pup scrive:

    @Daniele: credo che i profitti di fine 2010 siano stati realizzati non tanto perché “le politiche di risk management abbiano funzionato perfettamente“, dato che con una perdita di 20 miliardi di dollari (pare siano già almeno il doppio) un risk manager sarebbe stato cacciato su due piedi, in quanto la gestione dei rischi mira ad evitare i possibili danni e ad accrescere il valore della società, obiettivi che non mi pare siano stati perseguiti con successo dalla BP.
    Un’altra società sarebbe già stata dichiarata fallita, mentre gli alti profitti della BP le consentono di superare il momento.
    Quello che mi chiedo è se in BP abbiano imparato la lezione e ci sia un cambiamento delle politiche di Governance della società, magari anche rispetto ai bilanci ambientali e sociali.

  5. Marco Magi scrive:

    te lo mando cosi…ciao

  6. Mauro A. Del Pup scrive:

    Un articolo ad oltre un anno dalla vicenda.

    http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/2011/05/10/deepwater-horizon-ad-un-anno-dalla-marea-nera/

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